Il cielo scolpito di Paolo Albertelli

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« Con questo lavoro continuo la mia ricerca all’interno del paesaggio delle mie esperienze reali e virtuali, il linguaggio ruota attorno ai temi fondamentali della mia vita e agli spazi vissuti o immaginati. Nei miei archivi mentali s’incrociano esperienze di laboratorio e vissuto all’aria aperta una necessità fisiologica che mi spinge a vivere i panorami e un altrettanto necessita che me li fa rappresentare permettendomi di continuare il contatto, descrivendoli e decostruendoli. Le rappresentazioni in questo caso bidimensionali, frutto di un semplice taglio necessariamente essenziale, hanno una loro autonomia (che lascia spazio all’immaginario di chi le vede) nei materiali che le compongono e nei colori e le patine che eventualmente le ricoprono. » (Paolo Albertelli)

« La scultura di montagna ha un problema: non esiste. Che senso ha parlare di scultura, o di musica, o di letteratura di montagna? Sono solo catalogazioni da riserva indiana, che denotano il bisogno degli alpinisti di starsene in un circolo chiuso ma non connotano particolari scelte stilistiche.
Che dire, allora, della scultura tradizionale valdostana o della scultura lignea gardenese? Si può rispondere che non si tratta di artigianato specificamente alpino, nel senso di qualcosa che attinga direttamente all'ambiente della montagna, ma più propriamente di artigianato rurale, che si ispira alla civiltà contadina (che non è tipica delle Alpi) e oscilla tra profano e sacro, abbinando immagini di alpigiani e di santi, pastori di animali e pastori di anime. E la montagna resta sullo sfondo.
Una delle prime cose mancanti nella scultura "di montagna" è la vera caratteristica della montagna stessa: il cielo. Ma non ci sono cieli nelle mucche degli scultori valdostani e nemmeno nei crocefissi degli artisti gardenesi. Il cielo si potrà forse immaginare, ma non si vede quasi mai. Ed ecco invece la novità dell'opera di Paolo Albertelli, che attraverso la scelta dei profili ricavati dalle immagini di raffinati fotografi di montagna (Colonel, Camisasca) riesce a rendere l'incommensurabilità della montagna, il cielo appunto, e riesce a collocare i personaggi (alpinisti, sciatori, escursionisti) nello spazio alpino per eccellenza.
Paradossalmente, e qui sta l'altra notevole invenzione dell'artista torinese, la scelta è attuata usando materiali grezzi come il metallo, che rendono ancora più affascinante il contrasto tra la pesantezza della materia e la leggerezza dell'azione.
Il risultato è sorprendente e non può lasciare indifferenti. » (Enrico Camanni)

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